SHYLOCK

di Gareth Armstrong
17 - 19 febbraio 2017 | Residenza Urbana Progetto TLLT
Venerdì - sabato ore 21.00 (degustazione dalle 20.30)
Domenica ore 16.30 (degustazione dalle 16.00)
traduzione e adattamento Francesca Montanino
con Mauro Parrinello
Produzione OffRome / Compagnia dei Demoni
 

Il coltello affilato, gli occhi iniettati di sangue, il naso adunco e una parrucca rossiccia che gli dà un aspetto diabolico. Oppure, una semplice tunica nera e un portamento nobile ed elegante. Nel primo caso, il villain rivendica la sua libbra di carne suscitando le risa e lo scherno del pubblico, nel secondo la sua pietà. Comunque sia, si tratta sempre di uno dei personaggi immortali partoriti dal genio di Shakespeare: Shylock. Ma chi era veramente l’ebreo del Mercante di Venezia? Un uomo solo, senza amici, un padre abbandonato e pieno di rabbia. Un personaggio controverso, capace di dividere la storia, che in alcuni casi ne ha fatto un baluardo dell’antisemitismo, mentre in altri l’esempio prediletto per vivaci discussioni sulla questione ebraica. Come è possibile, dopo tanto parlare, rappresentare, riscrivere e riadattare questa icona del teatro, confrontarsi ancora con Shylock? Nel suo monologo del 1998 – straordinario successo di pubblico a Edimburgo, e poi un decennio di repliche in tutto il mondo – Gareth Armstrong opera una scelta semplice e allo stesso tempo esilarante: fare uscire Shylock di scena. A parlare di lui, e non solo di lui, è qualcuno che in pochi ricorderanno: Tubal, quell’ebreo “della stessa tribù” di Shylock a cui Shakespeare dedica nel Mercante non più di otto battute. A lui il compito di ripercorrere la fitta trama del Mercante di Venezia, nel tentativo di riabilitare la figura di Shylock, di rivelare, con incredibile ironia, l’uomo dietro il personaggio, vacillante sotto il peso di un mito troppo grande per lui. E al tempo stesso, con questo ‘a tu per tu’ con il pubblico, in questo ‘one-man show su Shylock’, Tubal si prende il suo momento di gloria, la sua occasione fin troppo cercata, un’opportunità per riscrivere la tanto nota storia dal suo punto di vista.
Shylock è uno spettacolo che offre allo spettatore l’opportunità di una visione insolita del Mercante di Venezia: un punto di vista originale, obliquo, che colloca il racconto ‘fuori’, ‘dietro’, ‘di lato’ a ciò che avviene in scena, moltiplicandone le possibilità di interpretazione. Tra situazioni esilaranti, travestimenti, incursioni e rimandi, Shylock è un Mercante di Venezia come non l’avete mai visto.


MAURO PARRINELLO
Già allievo di Michele Di Mauro e Leo Muscato, dopo il diploma alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, è diretto da Valerio Binasco in Noccioline di Fausto Paravidino per il Teatro Eliseo di Roma. Con Leo Muscato torna a lavorare per il teatro dell’Opera di Cremona come maestro d’arte scenica per gli allestimenti di Pagliacci e La voix humaine ed affianca Paolo Hendel nella lunga tournée di Molière, a sua insaputa. Per la Compagnia Dei Demoni ha curato numerose regie, tra cui, nel 2012, il testo inedito in Italia di David Mamet Il motore ad acqua. Nel 2013 dirige per il teatro Stabile di Genova lo spettacolo Fratelli di Sangue del norvegese Axel Hellstenius. È interprete nello stesso anno del cortometraggio Free-go, vincitore all’Infinity Festival 2014, e del lungometraggio svizzero-italiano Fuori Mira, diretto da Erik Bernasconi. La sua ultima produzione, che lo vede attore e regista, Tre Desideri dell’autore inglese Ben Moor, vince il premio alle arti sceniche “L. A. Petroni” promosso dal Teatro Residenza Idra di Brescia e dal CTB.

“Nei panni di Tubal Mauro Parrinello, dialoga col pubblico, lo incuriosisce, lo coinvolge, interrogandosi sull’infausto destino dell’amico ebreo, riuscendo a centrare due obiettivi: quello di riabilitare la figura di Shylock e di prendersi una rivincita come Tubal, godendosi un momento di notorietà, di gloria e manifestando così il proprio punto di vista su una storia di intolleranza e vessazione.”

(M. Giordano, Dramma.it)


“Questo spettacolo dimostra che del gran teatro si può fare con un solo attore in scena, con una semplice scenografia fatta di poche scatole impilate una sull’altra. Si sorride, si ride e si riflette sulla durezza dell’uomo, sui sentieri tortuosi del rancore e della solitudine.”

(D. Mangiola, Larivieraonline.com)


“Shylock è una triplice consapevolezza: sui contenuti de Il mercante, la cui conoscenza ne risulta arricchita; sul personaggio di Shylock, di cui si rende pienamente l’ambivalenza carnefice/vittima sulla questione ebraica che dalla Bibbia a Hitler mostra la propria perdurante attualità.”

(A. Toppi, Pickwick.it)

“Attraverso un viaggio trasversale guidato dal materiale delle sue scatole, Parrinello/Tubal conduce lo spettatore nell’evoluzione e nella rivalutazione storico-filosofica che ha subito il personaggio nel corso dei secoli. Un percorso nella storia del teatro e della civiltà ebraica ben condotto e ottimamente strutturato.”

(N. Del Nero, PaperStreet.it)

 

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