Mater certa

Storie di donne che vorrebbero essere madri

di Michele Ruol
7-12 giugno 2018
Tutti i giorni ore 21.00

regia Lorenzo Maragoni

 

con Andrea Bellacicco, Silvia Giulia Mendola, Silvia Rubino, Andrea Tonin

 

aiuto produzione Silvia Borsari

produzione PianoInBilico in collaborazione con Amor Vacui

 

Testo segnalato al Premio Hystrio Scritture di Scena 2017 (con il titolo "AAA- un altro Ione")

Sinossi

Una coppia vorrebbe un figlio, ma non ci riesce. Mater certa si infila in questa discrepanza privata per raccontare cosa succede quando desiderio di maternità e paternità si scontrano con una realtà difficile, e a volte impossibile, da accettare.

Il testo è strutturato in due atti: il primo, dedicato maggiormente alla figura maschile, si confronta direttamente con il mito, rivisitando la tragedia a lieto fine di Euripide, «Ione», nella quale Creusa e Xuto si recano all’oracolo di Delfi perché non riescono ad avere un figlio. Il secondo atto invece è ambientato nel presente, e dedicato alla sfera femminile. In scena la protagonista, una versione moderna di Creusa, che cerca risposte in chiunque sia disposto a darle ascolto.

Prende quindi vita un forum in cui donne che vorrebbero un figlio si danno consigli, si confidano segreti, si scambiano angosce. Lo spettacolo racconta il percorso di Creusa e delle donne che le si stringono attorno, mostrando speranze e paure di un coro di madri mancate. Si alternano esperienze di fecondazione assistita e consigli della tradizione popolare, mentre piccole angosce si sommano, distorcendo il desiderio in ossessione, e  insinuandosi all’interno della coppia fino a mettere in crisi fiducia e intimità.

Mater certa, segnalato al Premio Hystrio Scritture di Scena 2017 «affronta con acume l’ossessione contemporanea per la maternità, idealizzata e indotta in forma di nevrosi collettiva. Il ritmo è agile, la scrittura precisa nell’intercettare dinamiche e slang della comunicazione social, mentre il riferimento mitologico amplia l’orizzonte del ‘qui e ora’».

Perché quello che emerge è un racconto corale, con storie diverse e a un tempo immutate dal mito ad oggi, accomunate tutte dallo stesso sogno, paura, ossessione, di maternità.

Note di regia

Il testo di Michele Ruol parla a un tempo alla testa e al cuore, lavora su più livelli, ci riporta al nostro essere umani, tanto impregnati di storie e di miti originari della civiltà occidentale, quanto presenti nel qui ed ora. La maternità ne è il fulcro: attesa, cercata, rifiutata. Uno dei processi più naturali, il più naturale dell’essere umano, è oggi messo in crisi, sottoposto a un’artificializzazione, trasformato a volte in un desiderio illegittimo, impossibile da soddisfare.

Quali sono le conseguenze di una maternità mancata su una coppia? Cosa succede su una madre, certa del suo diritto di volerlo essere, e il suo compagno, marito, amante, uomo? Qual è la nostra relazione tra la nostra civiltà e il nostro essere animali? Intorno a queste domande ruota lo spettacolo, con decisione, senza tirarsi indietro, con ironia ma senza negare il dramma. In scena quattro attori, due uomini e due donne, danno voce ai diversi personaggi, in un rapporto diretto, a tratti amichevole a tratti scomodo, con il pubblico. Uno spettacolo asciutto, che gioca contemporaneamente con il lato cognitivo ed emotivo. Uno spettacolo: per parlare di questi temi in uno dei pochi luoghi rimasti spazio di confronto reale e aperto tra gli esseri umani, un luogo capace di sollevare domande scomode in modo accogliente, e di giocare i giochi più seri che ci siano: il teatro, capace ancora oggi di parlarci della nostra percezione di libertà, del nostro voler sfidare i limiti delle umane possibilità, e della frustrazione, desolazione, rabbia, e forse serenità, che a volte derivano dalla percezione della nostra finitezza. Uno spettacolo in cui, esattamente come nelle relazioni umane, è centrale la parola; tanto quanto è centrale il corpo.

TEATRO LIBERO

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© Claudio Onofrietti 2018

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