La bisbetica domata

L'anarchia dell'obbedienza

di Alessandro Veronese
9-16 novembre 2017
Tutti i giorni ore 21.00, tranne domenica ore 16.00
Drammaturgia e regia Alessandro Veronese

con Alice Bignone, Caterina Campo, Lidia Castella, Giorgia Palmucci, Alessandro Prioletti, Alessandro Veronese

Aiuto regia: Francesca Gaiazzi

Grafica: Stefania Rotondo

Operatore video: Ivan Filannino

Una produzione Fenice dei Rifiuti
in collaborazione con C.L.A.P.Spettacolodalvivo

”Anarchia significa liberazione della mente umana dal dominio della religione
liberazione del corpo umano dal dominio della proprietà
liberazione dalle catene e dalle restrizioni del governo”

(Emma Goldman)

 


Prendi il mio corpo.
Coloralo di bianco, e sarò sposa.
Coloralo di azzurro, e sarò oceano.
Coloralo di rosso, e sarò sangue.
Coloralo di nero, e sarò lutto.

Affila le tue unghie e incidi il tuo amore sulla mia carne.
Più il taglio sarà profondo, più grande sarà il tuo amore.
Accarezzami la nuca e lega i miei capelli agli ingranaggi di un motore.
Sollevami da terra con un abbraccio lungo quanto la corda di un’impiccagione.
Spegni il mio orgoglio, che non mi serve a niente, e lasciami mettere le mani sotto ai tuoi piedi.
E possa questo farti felice.

Nella parte destra hai una mano tesa.
Nella sinistra un pugno chiuso.
Ti guardo immobile, goffo manichino, figlio del nulla che ti ha creato.
Basterebbe una brezza a spazzarti via.
Ma io ti guardo, immobile e sorridente.
A tua totale disposizione.
Per convincerti, anche questa volta, che io ti abbia obbedito.



Dopo il successo di Misura per misura – il bordello del potere, Fenice dei Rifiuti torna a dialogare con William Shakespeare, proponendo il secondo capitolo di un’ipotetica trilogia del potere (il terzo e ultimo capitolo, previsto per la stagione 2018 / 2019 sarà Giulio Cesare – la ballata dei carboni ardenti)

La bisbetica domata – l’anarchia dell’obbedienza è una riscrittura del testo originale, in cui lo sguardo del regista Alessandro Veronese si sposta sul tema della dittatura in un continuo ribaltamento di piani tra verità autentica e verità raccontata.

Lo spettatore è condotto per mano da alcune donne travestite da croupiers all’interno di uno sfavillante casinò e invitato a partecipare al grande gioco, il cui premio finale è il corpo delle giovani sorelle Caterina e Bianca.

L’arte del travestimento è la chiave di lettura: nulla è come sembra. I tavoli da gioco sono in realtà luccicanti prigioni, con catene legate alle caviglie degli spettatori. Le croupiers perdono progressivamente ogni loro vestito, mostrando sulla carne i segni evidenti delle cicatrici. Ma nonostante questo, non smettono mai di esercitare il loro controllo mentale nei confronti dei partecipanti, in un continuo e massacrante gioco al rilancio.

Vince chi perde di più. Vince chi per ultimo smette di obbedire. Vince chi riesce a fingere di farlo.

 

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