Gl'innamorati

da Carlo Goldoni
DAL 3 OTTOBRE AL 16 OTTOBRE 2016
da Carlo Goldoni
drammaturgia di Fabrizio Sinisi

con Elena Cotugno e Gianpiero Borgia
regia Gianpiero Borgia
costumi di Giuseppe Avallone
musiche di Papaceccio mmc
luci di Pasquale Doronzo
scene di Elena Cotugno
foto di scena Raffaella Distaso

Co-produzione Teatro dei Borgia e Teatri di Bari - Kismet / Abeliano

“Gl’innamorati” non è l’attualizzazione dell’omonima commedia composta da Goldoni nel 1759, ma ne è radicale riscrittura contemporanea. Così, pur continuando a darsi del voi e a usarsi una cortesia smaccatamente settecentesca, i protagonisti sono a pieno titolo personaggi dell'oggi. Portano in scena un amore che è possessione e impazzimento, confitto tra l’uomo e la donna, lotta fra l’essere amato reale e il suo fantasma idealizzato. Del resto, ce lo racconta anche l'attualità pop via etere, dalle scaramucce reality in trasmissioni come “Uomini e Donne” fino alla narrazione delle estreme degenerazioni in “Amore Criminale”.
La storia viene ambientata in un imprecisato Meridione italiano, forse più adatto del Veneto a impersonare, oggi, quelle dinamiche, figure e movimenti esistenziali e sociali, che, già allora, Goldoni cercava di fotografare e indagare.
“Gl’innamorati” rappresenta il primo capitolo del Progetto Goldoni, dedicato alla riscrittura contemporanea e meridionale della commedia: commedia nel suo senso brutalmente aristotelico (una vicenda che inizia male e finisce bene, in un’oscillazione di cui il Teatro dei Borgia accentua il primo polo), ma commedia anche come l’ultima chance per il teatro di ancorarsi alla crisi e raccontare, alla generazione che lo sta vivendo,  un  cambiamento epocale e irreversibile, evidenziando quanto si stia trasformando il mondo e quanto poco, invece, si stia modificando l’uomo.
Il Sud sembra naturalmente, vocazionalmente, portato alla commedia: giace in una situazione storica, che non offre sbocchi e sembra languire nella fissazione dolorosa e sorniona di un vivere sempre uguale. E' qui che si trasfigura la lezione di  Vassil’eav e Alschitz; è qui che Fabrizio Sinisi gioca a mixare lingue e linguaggi, forte dell'intuizione che: “Per parlare realisticamente dell’amore, un linguaggio solo non basta. Occorrono tutti i linguaggi, perché ogni vero amore c’entra con tutto e niente dell’esperienza gli è estraneo”.

 

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