Frida K

Vita di merda con pittura 

di Serena Nardi tratto dagli scritti di Frida Kahlo
1-6 febbraio 2018
Tutti i giorni ore 21.00, tranne domenica ore 16.00 
regia Serena Nardi
con Sarah Collu e Serena Nardi
coreografie Lara Guidetti
video Vittorio Bizzi
musiche originali Alessandro Cerea
scene e costumi Officine Red Carpet Teatro
produzione Giorni Dispari Teatro

Note di regia

Frida e la Morte. Il testo e la messinscena partono da qui. Come titola Artaud : “Il teatro e il suo doppio”. Perché c’è un doppio continuo e inesorabile nella vita di Frida Khalo.

Frida e Frida

Frida e il Dolore

Frida e Diego

Frida e il Figlio mai nato

Frida e il Bianco

Frida e il Silenzio

Frida e la Morte.

Ma il rapporto con quest’ultima è stato e rimane tutt’ora, nel ricordo di ciò che lei è stata come donna e per ciò che ha rappresentato come artista, il più costante, il più doloroso, il più vero.

La morte l’ha accompagnata da quel famoso incidente di lei diciottenne fino all’ultimo respiro prima di partire, poco dopo aver scritto nel suo diario intimo “Aspetto con gioia la partenza. E spero di non tornare mai più”.

Desiderio non assecondato del tutto, perché se ne è andata la donna, vittima di inenarrabili dolori fisici e psicologici, mentre l’artista è rimasta, e rimane saldamente ancorata alla nostra vita.

Aggrappata a noi. Per raccontarci il suo mondo di solitudine, immobilità, energia, colori esplosivi e desiderio di bianco, di ironia e sarcasmo, di lacrime tanto irrefrenabili quanto il suo riso beffardo.

“Ti rido in faccia, morte. E respiro. Respiro la vita che sono”

Lo spettacolo è un viaggio, solo un viaggio. Senza meta. Compagne di viaggio lei Frida, e la sua Morte. Insieme da quel dannato giorno dell’incidente, dove lei con uno sforzo sovrumano non ha ceduto l’ultimo respiro, l’ha tenuto per se’. E da morta che era ha ricominciato a vivere.

Insieme per ogni figlio abortito da quel ventre così martoriato da essere ormai incapace di generare una nuova vita. Insieme in ogni tentativo di suicidio andato a vuoto perché la vita era così forte da non volere lasciala andare, era così coraggiosa da sfidare la sua volontà titanica di scomparire per sempre. Insieme ogni volta che ha desiderato morire per i continui tradimenti di Diego Rivera, l’uomo della sua vita e ancor più dei suoi sogni, sempre da lui infranti. E soprattutto distesa nel letto vicino a lei nelle interminabili ore di immobilità forzata dovuta alle infinite operazioni chirurgiche subite per tentare di risanare il suo corpo disfatto. Dentro di lei quando la cancrena stava per invadere il suo corpo e si è mangiata quella gamba che poi le verrà amputata. Frida e la Morte si sono abbracciate strette e mai più lasciate per l’ultima definitiva volta in un caldo giorno di luglio.

La biografia racconta che per l’estremo tentativo di strapparla alla Vita, la Morte abbia escogitato l’espediente della polmonite. Ma qualcuno dice, da sempre, che la Morte abbia avuto la meglio sul suo cuore, sulla sua volontà e che alla fine abbia fatto in modo di essere volutamente scelta da lei, in un momento di sofferenza fisica e psichica divenuto insopportabile.

Lo spettacolo racconta tutto questo. Attraverso il quasi esclusivo utilizzo delle pagine di diario, delle lettere e delle poesie di Frida.

Quando parla lei, questa volta non con i colori né con le forme, si apre uno squarcio nel cuore di chi ascolta. Le sue parole ci strappano il cuore dal petto e lo espongono come un trofeo. Esattamente come aveva fatto tante volte con il suo.

TEATRO LIBERO

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© Claudio Onofrietti 2018

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