FRIDA K

testo di Serena Nardi tratto dagli scritti di Frida Kahlo
dal 24 ottobre – 30 ottobre 2016 | Residenza Urbana Progetto TLLT
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regia di Serena Nardi
con  Sarah Collu e Serena Nardi
 
coreografie Lara Guidetti
video Vittorio Bizzi
musiche originali Alessandro Cerea
scene e costumi Officine Red Carpet Teatro
luci e audio Massimo Volpi
Produzione Giorni Dispari Teatro

PRIMA NAZIONALE

Quasi ispirandosi al motto di Antonin Artaud, “Il teatro e il suo doppio”, in questo spettacolo Serena Nardi decide di portare in scena Frida Kahlo e quel suo doppio, che fu, per lei, la Morte.
Presenza costante dal terribile incidente avuto all'età di soli 18 anni, in effetti la morte continuò ad alitarle accanto per tutto il tempo, al punto che, nel letto d'agonia, l'artista scriveva: “Aspetto con gioia la partenza. E spero di non tornare mai più”. Ma neppure questo è bastato. Se alla fine la donna se ne è sì andata, fra dolori fisici atroci e devastanti sofferenze psichiche, l’artista è rimasta, instancabilmente a raccontarci di quel suo mondo fatto di solitudine, immobilità, energia, colori esplosivi, desiderio di bianco, ironia, sarcasmo e lacrime tanto irrefrenabili quanto beffardo fu il suo sorriso. “Ti rido in faccia, morte. E respiro. Respiro la vita che sono”
Lo spettacolo è solo un viaggio: senza meta.
Compagne di ventura sono lei, Frida, e la sua Morte. Insieme da quel dannato giorno dell’incidente, in cui lei con uno sforzo sovrumano trattenne l’ultimo respiro e, da morta che era, ricominciò a vivere.
Insieme per ogni figlio abortito da quel ventre così martoriato da non poter più generare; insieme in ogni tentativo di suicidio andato a vuoto, perché la vita in lei era così forte da non volerla lasciar andare; insieme ogni volta che ha desiderato di morire per l'ennesimo tradimento di Diego Rivera, l’uomo della sua vita e, ancor più, dei suoi sogni pur sempre infranti.
E soprattutto distesa nel letto vicino a lei nelle interminabili ore di immobilità forzata dovuta alle infinite operazioni chirurgiche subite per tentare di risanare il suo corpo disfatto.
Lo spettacolo racconta tutto questo attraverso l'utilizzo quasi esclusivo delle pagine di diario, delle lettere e delle poesie di Frida. Non sono i colori, questa volta, né con orme; sono le sue parole, che ci strappano il cuore dal petto e lo espongono come un trofeo esattamente come aveva fatto tante volte lei con il suo.

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