Dove crescono le ortiche

di Tobia Rossi
14-19 giugno 2018
Tutti i giorni ore 21.00

ispirato al film documentario “Grey Gardens” (1975) di Albert e David Maysles

regia Alessandro Castellucci

con Monica Faggiani, Paola Giacometti

e la speciale partecipazione di Justine Mattera nel ruolo di Jacqueline Kennedy

scenografie Andrea Colombo

costumi Arionne Monique Medici

aiuto regia Alessandro Milone

produzione Teatrouvaille

Dove crescono le ortiche racconta un pezzo di storia americana da un punto di vista inconsueto: quello di Big Edie e Little Edie Bouvier Beale, rispettivamente zia e cugina di Jacqueline Kennedy, indimenticata first lady e icona di stile. Una pièce dolceamara e desolata che racconta di due anime (e due corpi) alla deriva, quelle delle due Bouvier Beale, passate alla storia come le parenti povere di Jacky, figure femminili border line perennemente sospese tra i ricordi di un passato di fasti e un futuro opaco e incerto. Nella loro residenza di Grey Gardens tutto marcisce e le due consumano una logorante quotidiana lotta alla sopravvivenza. L’istituto di igiene stabilisce che le condizioni igienico sanitarie della mansione sono del tutto insufficienti e richiede uno sfratto coatto. Ecco quindi che Big Edie non ha altra possibilità che rivolgersi alla “Parente influente” (qui interpretata da un’inedita Justine Mattera) generando così l’emersione di conflitti sopiti, segreti non detti e ferite mai rimarginate…
Lo spettacolo mostra allo spettatore, privilegiato e occasionale voyeur, la vita di questi due personaggi reali – icone cult in America ma poco conosciuti in Italia – e lo conduce alla scoperta del mondo di “Mammina” e “Tesoro”, creature fragili e disperate che si mantengono vive tra offese reciproche, vivono di ricordi, perlustrano la loro tenuta, i loro corpi e i loro cuori alla ricerca disperata di brandelli di umanità.

Note di regia

Long Island, USA. A pochi chilometri dalla città che non dorme mai, dove brilla il mare chic dell’upper class newyorchese fin dai tempi del Grande Gatsby. Sono gli Hamptons. Ed eccola, affacciata sulle dune: Grey Gardens, la dimora della signora e della signorina Bouvier, le pecore nere della famiglia. Madre e figlia ora condividono la sfavillante Grey Gardens con pulci, gatti e procioni, soffocate da debiti e mucchi di immondizia. Ma non per questo smettono di sognare. Monica Faggiani e Paola Giacometti agiscono con grazia in uno spazio ingoiato dalla
decadenza, continuando a sorridere – e a farci sorridere – anche sull’orlo del baratro.

La storia vera

La vita di Edith Bouvier Beale (1917-2002) e sua madre, Edith Ewing Bouvier (1895-1977), rispettivamente cugina di primo grado e zia di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis, ha seguito un corso singolare. Madre e figlia, conosciute anche come "Little Edie" e "Big Edie", all'inizio degli anni '70 vivono da sole nella residenza di Grey Gardens, al 3 West End Road di East Hampton (New York). La tenuta, affacciata sull’Oceano atlantico, consta di 28 stanze e un enorme giardino, un tempo ordinato e fiorito, ora ridotto a un selvaggio intrico di erbacce e sterpaglie. Grey Gardens all’epoca era tra i principali punti di ritrovo dell’alta società newyorchese. Nel 1931 Mr Beale si separò dalla moglie e andò a vivere altrove. Lei restò nella casa, divenuta impegnativa da gestire, ma continuò la sua carriera di cantante, e si legò ad altri uomini (prima un pianista poi un tuttofare).
Little Edie ebbe una gioventù dorata: frequentò le scuole più esclusive, e il suo debutto in società, nel 1936, venne riportato sulle pagine del "New York Times". Nonostante le contrarietà del padre, trovò un lavoro come modella, coltivando il sogno di diventare una grande attrice. Fra il 1947 e il 1952 visse a New York in una stanza al Barbizon Hotel, ebbe una relazione con un uomo politico importante ma, ahimè, sposato (Julius Krugg, Segretario degli Interni sotto Truman). Conobbe anche un famoso produttore di Broadway, Max Gordon, che sembra fosse disposto a dargli un'opportunità nello spettacolo e la invitò a un provino. Purtroppo l'opportunità non si realizzò perché, una volta finiti i fondi, la madre fu costretta a farla tornare a casa, a Grey Gardens. A questo punto la vicenda delle due donne diventa un po' misteriosa. Non sappiamo bene
cosa successe nei quasi vent'anni intercorsi fra il 1952 e il 1971, ma qualcosa, e specialmente dopo la morte del compagno della madre (nel 1963), dovette andare terribilmente storto. Le due Edie vivevano in completo isolamento, e non lasciavano mai la casa per paura dei ladri (subirono un furto nel 1968), sostenendosi grazie alla vendita dei gioielli e dei mobili di famiglia.
Nel 1971 la casa subì un'ispezione da parte del locale Dipartimento della Salute, che si trovò di fronte uno spettacolo agghiacciante. L'edificio era in totale rovina: gli interni erano sommersi dai rifiuti, sacchetti di plastica, bottiglie, lattine e cartacce, con decine di gatti (e un opossum) che vi facevano i bisogni indisturbati. Mancavano l'acqua corrente e il riscaldamento. Alle due donne fu detto che sarebbero state sfrattate se non avessero provveduto alle necessarie riparazioni. La vicenda, grazie all'illustre parentela delle due Edie, diventò uno scandalo nazionale e finì sulle prime pagine. Jacqueline Kennedy fu perciò costretta a interessarsi della sorte delle sue parenti povere, e pagò di tasca sua gli interventi di manutenzione e riparazione. La storia catturò l'interesse anche di due brillanti cineasti, Albert e David Maysles, autori di documentari, che proposero alle Beale di realizzare un film, privo di sceneggiatura, centrato su di loro. Il documentario si sarebbe intitolato proprio Grey Gardens.
La fantasia del migliore sceneggiatore di Hollywood non avrebbe mai potuto partorire due personaggi stravaganti come Big Edie e Little Edie Ma certe cose possono solo essere indovinate, e il fascino del film in fondo consiste più nelle domande lasciate aperte, che nelle risposte (che non dà). Big Edie morì un anno dopo la realizzazione del documentario. Little Edie vendette la casa e trascorse i suoi ultimi giorni in Florida. Oggi hanno migliaia di fan e molti siti Internet a loro dedicati: alcuni collezionisti smaniano per avere qualche oggetto a loro appartenuto o a loro collegato. La loro vicenda è diventata, oltre che un documentario e un film per la tv, anche un musical, e ha fornito il pretesto per diversi libri. La casa, oggi completamente restaurata, è visitabile in particolari occasioni, ed è divenuta meta di pellegrinaggio per gli appassionati. Il motivo per il quale due povere donne lunatiche siano diventate oggetto di tanta devozione, è l'ultimo dei misteri collegati a Grey Gardens, e non il meno affascinante.

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