Canto di Natale A Christmas Carol

da Charles Dickens
5 dicembre – 12 dicembre 2016 | Compagnia Ospite
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uno spettacolo di Fabrizio Martorelli
con Fabrizio Martorelli
regia di Antonio Mingarelli
drammaturgia Fabrizio Martorelli
suoni e musiche originali Roberto Fiore
light designer Eugenio Squeri
marionette e costumi Teatro Colla
elementi scenici di Luca Passeri
direzione tecnica  Fulvio Vanacore
assistente alla regia Luca Pedron
Produzione Teatri della Plebe

Chi di noi vorrebbe davvero tornare indietro e trovarsi spettatore delle proprie sconfitte? Quante volte pensiamo con raccapriccio e vergogna al momento, in cui sappiamo di aver sbagliato e scacciamo quel pensiero come se scottasse nella testa! E, davanti a un brutto ricordo, il nostro primo desiderio non è forse quello che sparisca dalla nostra memoria e il secondo di poter tornare indietro per riviverlo e comportarsi in modo diverso?
Ecco, Ebenezer Scrooge, protagonista del dickensiano “Canto di Natale”, è costretto a rivivere queste febbri proprio come nel momento in cui accaddero, ripercorrendo gli errori della sua vita passata e toccando con mano le terribili conseguenze del suo agire. Ma questa coercizione è in realtà l'occasione per ravvedersi e cambiare. Ad accompagnarlo in questo vorticoso viaggio nel tempo, gli spettri dei Natali passati, entità ormai senza vita, che nella Notte Santa provocheranno il riscatto dell'uomo; i fantasmi, metafora dell'inconoscibile che permea passato, presente e futuro, sono il medium dell'irrazionale che domina il reale, guide attraverso la conoscenza (non la coscienza) di se stessi.
Allo stesso modo anche a Scrooge è data la possibilità di permeare se stesso: scendere giù, fino in fondo al suo coraggio per incontrare sé bambino,  rivedere l'unica donna che abbia amato, capire tutti gli annullamenti, che ha fatto, sta facendo e che farà in vita. E, alla fine, superare la prova di un cambiamento con l'unica dote che i suoi visitatori ultraterreni non hanno: l'umana vitalità.
In scena un solo attore a interpretare tutti i personaggi, quasi a voler dare un’unica voce e un’unica grande intensità a tutte le anime che popolano il racconto ambientato in una soffitta immaginaria, metafora della memoria, entro cui il narratore rievocherà l'intera vicenda in una sorta di frenetica e smarrita possessione. Qui ogni dialogo prende forma di monologo, a sottolineare non soltanto la solitudine da cui muove il protagonista, ma anche la necessità dell’incontro e della relazione con l’altro, attraverso cui soltanto potrà avvenire il cambiamento necessario.

TEATRO LIBERO

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© Claudio Onofrietti 2018

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