Le buone maniere I fatti della Uno Bianca

di Michele Di Vito
22 maggio – 28 maggio 2017 | Compagnia Ospite
Lunedì - sabato ore 21.00
Domenica ore 16.00
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regia Michele Di Giacomo
con Michele Di Giacomo
scene e costumi Roberta Cocchi e Riccardo Canali
luci e responsabile tecnico Riccardo Canali
suono Fulvio Vanacore
consulenza drammaturgica Magdalena Barile
foto e video Umberto Terruso

Produzione ALCHEMICO TRE

Lo spettacolo rievoca una delle più tristi pagine della cronaca nera dell'Emilia Romagna degli anni ’80 e ’90: la vicenda della “Banda della Uno Bianca”. Qui portata in scena dall'attore e regista romagnolo, allora bambino, ha il chiaro intento di mantenere viva nella memoria una ferita, che ha macchiato di sangue quelle province della Bassa. “Non è facile, perché le vittime sono state tante, tanto il dolore e la paura. Quando si nomina la Uno Bianca, ancora cala il silenzio”, spiega Di Giacomo, che prosegue: “A distanza di vent'anni abbiamo voluto rompere questo silenzio, perché le nuove generazioni sanno poco di questa tragica storia del nostro territorio”.
Le vicende della Banda vengono rivissute attraverso la storia di uno solo dei protagonisti: Fabio Savi, che, all'interno della sua cella, in una notte senza riposo, duetta con un ragazzo misterioso.
Due flussi, che s'intrecciano,  interpretati e vissuti da un solo attore in scena. Lui e la sua coscienza  che lo obbliga, come un animale in gabbia, a fare i conti con il suo passato, sbattendogli in faccia l'impietosa verità di quelle vittime ingiustificate lasciate sull’asfalto.
“Le Buone Maniere”, dunque, è una storia di uomini e fantasmi, di vittime e carnefici, che scava all'interno dell'animo umano per far luce su quell'istinto animale, che ci porta a compiere azioni scellerate. La messinscena è giocata fra realismo e ricordi di un tempo distante. Così il ring concreto e claustrofobico della cella si sgretola lentamente, lasciando spazio al luogo della mente: uno dove irreale, in cui i ricordi emergono senza essere voluti e da cui non c'è possibilità alcuna di scampo.
Una resa dei conti scandita da voci lontane, che ritornano e da una piccola tv, che trasmette le vecchie notizie dei colpi. Ma in questo scontro non ci può essere vittoria. E la parola cruda, ma al tempo stesso poetica, che non lascia pause all’attore, ha come unico scopo è di non permettere che venga dimenticata una tragica pagina della nostra storia più recente.

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